04/09/2010

Marchionne disegna la Fiat globale; L`Italia saprá comprendere la necessitá di cambiare?

Ho vissuto all’estero la maggior parte dei miei anni. Ho dovuto abituarmi presto a cambiare casa, abitudini, amici. Non è facile lasciare le certezze del tuo mondo abituale per le incertezze di un mondo nuovo.
Conosco bene la realtà che sta al di fuori del nostro Paese. Siamo presenti in tutti i continenti e abbiamo rapporti commerciali con oltre 190 Paesi. Oggi la Fiat è una multinazionale che opera in ogni parte del mondo.

Se non avessimo avuto un approccio globale, non avremmo mai potuto cogliere l’opportunità che si presentava dall’altra parte dell’oceano. Si tratta di un bagaglio di conoscenze che fa della Fiat un punto di osservazione privilegiato per capire cosa sta succedendo nel resto del mondo, come si sta sviluppando l’economia globale e come preparare l’azienda ad affrontare un sistema completamente nuovo.

Sfortunatamente ho l’impressione che in Italia non ci siano interesse né fiducia verso questo straordinario bacino di informazioni. O forse, più semplicemente, non ne vogliamo sapere perché ci manca la voglia o abbiamo paura di cambiare.
Molto spesso le ragioni del declino sociale ed economico di un Paese hanno a che fare con ciò che non abbiamo saputo o voluto trasformare, con l’abitudine di mantenere sempre le cose come stanno.

Questo è stato per tanto tempo anche il grande male della Fiat. Quando sono arrivato, nel 2004, ho trovato una struttura immobile, chiusa su se stessa, che prendeva come base di riferimento i propri risultati invece delle prestazioni della concorrenza. Aveva perso la voglia e l’abilità di competere e di confrontarsi con il resto del mondo.

Questo, purtroppo, è anche il rischio che corre il nostro Paese. Basta pensare a quanto è basso il livello degli investimenti stranieri, a quante imprese hanno chiuso negli ultimi anni e a quante altre hanno abbandonato l’Italia per capire la gravità della situazione.
La cosa peggiore di un sistema industriale, quando non è in grado di competere, è che alla fine sono i lavoratori a pagarne direttamente – e senza colpa – le conseguenze.

Quello che noi abbiamo cercato di fare, e stiamo facendo, con il progetto “Fabbrica Italia” è invertire questa rotta. Il piano, presentato quattro mesi fa, dimostra il nostro impegno per concentrare nel Paese grandi investimenti, per aumentare il numero di veicoli prodotti in Italia e far crescere le esportazioni.

Per realizzare questo progetto è assolutamente indispensabile colmare il divario competitivo che ci separa dagli altri Paesi e portare la Fiat a quel livello di efficienza necessario per garantire all’Italia una grande industria dell’auto e a tutti i nostri lavoratori un futuro più sicuro.
Conosciamo bene le regole dei mercati. Il loro andamento è determinato dalla domanda e dall’offerta, e trovano il loro equilibrio all’incrocio di queste due funzioni. Nella ricerca di questo equilibrio, non adottano principi etici e non sono condizionati da fattori o legami emotivi.

Non c’è niente di straordinario nel voler adeguare il sistema di gestione a quello che succede a livello mondiale. Ciò di cui c’è bisogno è riconoscere la necessità di cambiare, di aggiornare un sistema che garantisca alla Fiat di continuare a competere.
Quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni è una contrapposizione tra due modelli, l’uno che si ostina a proteggere il passato e l’altro che ha deciso di guardare avanti; fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi, non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti.

Non siamo più negli Anni Sessanta. Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra “capitale” e “lavoro”, tra “padroni” e “operai”. Se l’Italia non riesce ad abbandonare questo modello di pensiero, non risolveremo mai niente. L’unica vera sfida è quella che ci vede di fronte al resto del mondo.

La Fiat – quella che è uscita con le proprie forze da una situazione che nel 2004 sembrava a fondo cieco; la stessa che oggi sta cercando nuove strade per diventare uno dei più grandi costruttori di auto al mondo – ha fatto la propria scelta. Ha deciso di stare al passo con la realtà.
Il mondo in cui operiamo è complesso, a volte caotico. I problemi che dobbiamo affrontare cambiano ogni giorno.Tutto questo richiede al sistema una flessibilità enorme. Richiede grande rapidità e la capacità di adeguarsi in tempo reale ai cambiamenti del mercato. La velocità di risposta a quello che non possiamo prevedere è l’unica arma che abbiamo per batterci ogni giorno. Le persone che guidano la Fiat sanno adattarsi, reagiscono in tempi brevissimi e tengono un ritmo molto più veloce rispetto alla concorrenza.

Come ho già avuto modo di dire altre volte, personalmente credo in un sistema che si faccia carico di riparare le conseguenze del funzionamento dei mercati e di sostenere coloro che sono colpiti dal cambiamento. E’ uno dei principali doveri che una società ha nei confronti dei propri cittadini. Lo dobbiamo in primo luogo ad un principio di coerenza con il modello di sviluppo sociale che abbiamo abbracciato.

Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato.
(brani dell'intervento di Sergio Marchionne a Rimini/26/08/2010
corriere.it Documento integrale>>http://www.corriere.it/Media/pdf/marchionne_rimini_260810.pdf